Giovanni Arpino

Dal successo all’impegno, alla svolta

Un’ora con lui era un bagno di osservazioni, ricordi, aneddoti, confessioni, sembrava che avesse spiattellato su un tavolo tutto se stesso (Indro Montanelli)

 

7,00

COD: ISBN: 978-88-6195-082-5 Categoria: Tag:

Dettagli del Libro

Formato

14×21

Pagine

pp. 64

Publisher

Impressioni Grafiche

Edizione

I ed – luglio 2012

L'Autore

Luigi Cattanei

(Genova, 1929), già docente e preside nei licei, è venuto allargando l'area dei suoi studi dai memorialisti garibaldini a scrittori del Novecento (Sciascia, Jovine e, in particolare, Gadda) con più recenti cure per Fenoglio e Arpino.
Nel Comitato per L'Edizione Nazionale delle Opere di G.C. Abba ha curato i volumi I e III degli Scritti garibaldini, il VIII, Le Rive della Bormida, l'VIII dell'Epistolario, aggiuntisi ai lavori sulla “formazione” e sul “teatro” del memorialista.
Socio dell'Accademia di Genova, di Brescia, di Ovada e delle Puglie, collabora a riviste italiane, francesi ed elvetiche. Gli studi storici hanno toccato il lavoro nel Medio Evo, le Società Operaie, i giornali dell'Ottocento a Genova. Dopo due studi sul mercantilismo e sul colonialismo italiano ha pubblicato i volumi manualistici Tempi e testimonianze, ristampati più volte.

Giovanni Arpino nacque a Pola il 27 gennaio 1927 da genitori piemontesi. Si trasferì prima a Bra, dove aveva trascorso la giovinezza, salvo poi eleggere Torino come “città patria”, amatissima, diceva, “tenendo però sempre un piede altrove”, per non smarrire una misura più concreta e prosaica degli uomini e delle cose della vita.

Laureatosi con una tesi su Esenin nel ’51, nell’anno successivo esordì come romanziere da Einaudi. Lavorò sempre in parallelo sui quotidiani, “La Stampa” e “Il Giornale”, come critico (ma anche come eccellente giornalista sportivo) oltreché nella letteratura come scrittore. Fu uno degli scrittori torinesi più magici e affascinanti. Personaggio ruvido, ironico, magari anche infelice, certo ignorava il bon ton e diceva pane al pane e vino al vino. Con sottile indagine affrontò nei suoi racconti e romanzi i conflitti psicologici tra individui, e tra individuo e società, nel periodo che va dal boom economico fino agli anni di piombo. Perché Arpino, diversamente dai suoi contemporanei, Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, non rinunciò mai a compromettersi con il suo tempo, a rispondere alle sollecitazioni dell’attualità, magari sulla labile onda dei titoli di giornale. La sua fu una scrittura varia, che scorre dall’elegiaco all’ironico al grottesco. Abile nel muoversi con disinvoltura fra letteratura e mass media, specchio dell’esistenza nel suo svolgersi più defilato e romanzesco, senza rinunciare alle seduzioni del fantastico e del surreale, Arpino non fu solamente scrittore raffinato e brillante ma polemista vivace e cronista sportivo incisivo, straordinario testimone del suo tempo. Nessuno come lui ebbe questa capacità di anticipare il futuro, mode e argomenti.

Giovanni Arpino morì il 10 dicembre 1987 a Torino.

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