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Piatti & Ritratti

TENTAZIONE

Mia cara, ancora poche ore e ti incontrerò. La pelle ambrata, la voce calda e profonda, i tratti femminili del corpo armoniosi e sinuosi, le umide labbra, le sapienti, appassionate carezze, il profumo del tuo corpo abbandonato al piacere rendono fremente l’attesa.

Ma tu che fai, amico contadino? Proprio ora mi offri una sòma d’aj? Non posso assaggiare, a lei non piace l’aglio, dovrei non incontrarla se cedessi alla tentazione.

S’, lo so, è la sòma che mi offriva mia nonna nella vigna, aglio sfregato con abbondanza su ruvida crosta di pane e basta, niente olio, salse, sapori vari.

Chiudo gli occhi e mi rivedo all’ombra dell’albero di pesche, le pesche da vigna, quelle piccole, che aprivo con semplice pressione delle dita per liberarle dal nocciolo, la polpa asciutta di colore rosso intenso. Oggi non ci sono più quegli alberi, vinti dal progresso.

Dalla cesta la nonna tirava fuori un bel pezzo di biova o gressia e una fisca d’aj bianca, panciuta, profumata, che prontamente strofinava sul pane. La nonna abbondava con l’aglio, sapeva che gradivo il sapore forte e così quel pane, reso ancora più allettante, passava dalle rugose mani della donna alle mie, pulite frettolosamente sui pantaloncini. Assaporavo ogni boccone in attesa di riprendere il gioco.

Il ricordo di quella sòma, il profumo non dimenticato delle pesche da vigna, i filari, la nonna, l’amico contadino che mi offre il saporito pezzo di pane ed un bicchiere di giovane, spiritosa barbera…

Amica mia, non posso incontrarti, saprai perdonarmi?

 

AGLIO

Da molti anni non mi capita più, essendo al lavoro nella mia farmacia, di riconoscere il mercoledì ad occhi chiusi. Peccato. Capitava infatti allora che molti dei miei clienti, venuti in Asti per il mercato, denunciassero un consumo di aglio allegro e spensierato.

L’aglio è conosciuto dappertutto, è uno degli alimenti per cui non dobbiamo ringraziare Cristoforo Colombo, per gli Egizi era una divinità, i Greci lo disprezzavano, Etruschi e Romani lo usavano con intelligenza e sicuramente ha condito per secoli il magro piatto della plebe medievale e rinascimentale. Ma solo in Piemonte il suo uso ha toccato vertici di raffinatezza e di compiacimento come dimostra un piatto su tutti, la bagna càuda.

Ne parlerò altrove e non voglio anticipare. Rimangono altre cose di cui dire, mi limiterò a due soltanto: la sòma e il bagnetto verde.

La nostra vecchia, mai abbastanza apprezzata sòma, già messa in discussione dai tanti nasini delicati pronti ad alzarsi alla prima folata agliacea, sta rischiando l’affossatura ad opera della bruschetta.

Beninteso, io amo moltissimo la bruschetta. La scopersi anni fa, quando militare a Foligno, fui ospite più volte di lontani parenti. Per consolarmi dal deprimente vitto della caserma mi offrivano genuine cenette umbre, che esordivano sempre con le bruschette cotte direttamente nel camino. Ne andavo matto; il pane abbrustolito, il pomodoro ben maturo, le erbe aromatiche… le gustavo veramente, ed automaticamente pensavoalla mia sòma d’aj e facevo i paragoni.

Non fate come me, non fate paragoni: si tratta di due cose completamente diverse, pur nella loro apparente somiglianza. Pensiamo subito al momento di consumo: la bruschetta è quasi un antipasto, insieme agli altri pochi, gustosi, antipasti umbro-toscani-romagnoli, salumi, formaggi, cristini, veri antipasti, come intendo io, e cioè intermezzi per la gola in attesa che il piatto forte sia pronto.

La sòma invece è una merenda, uno spuntino, un modo di impegnare le mani mentre si parla: cosa facciamo, fumiamo una sigaretta o ci facciamo una sòma? E vada per la sòma!

I ricordi vanno alle sere estive in campagna, con la luce del giorno fino a tardi, gli uomini stanchi del lavorodei campi, in attesa che le donne preparino la cena. È un attimo: la mano fruga nella cavagna, ne estrae una testa d’aglio. Una grossa micca avanzata dal mattino si spacca in pezzi grossi, sulla crosta un po’ rugosa si strofina l’aglio fino a farla diventare lucida, e la sòma è fatta. Se vuoi, mettici un filo d’olio, il giusto per trattenere una spolverata di sale, e poi mordici dentro in modo che i lati della bocca vengano anche loro un po’ lucidi, lustrati dall’olio. Nell’altra mano, per accompagnare, un grappolo di luglienga, di barbera o di moscato, a seconda delle stagioni, e per mescolare il tutto un bicchiere di vino, bianco o rosso. È quasi un rito di amicizia, di solidarietà, di condivisione degli stessi valori, delle stesse piccole cose che raccontano grandi storie.

Altro gesto d’amore dei Piemontesi per l’aglio è il bagnetto verde. Questa genuina semplicissima bomba di aglio e di prezzemolo è stata messa a punto per due cibi astigianissimi: il bollito e le acciughe; ma in particolare mi sento di affermare che la combinazione acciughe-bagnetto verde tocchi i vertici della perfezione nella sua semplicità. I gusti si sposano alla perfezione, la bontà è data dalle materie prime e quindi la preparazione è veramente alla portata di tutti. Lo proporrei come piatto obbligatorio per legge nelle cucine degli Astigiani, sempre pronti a offrirlo su semplice richiesta ad un buon amico, accompagnato da un bicchiere di barbera gradasso e campagnone.

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