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Mombaruzzo: 1900/1960

Attività commerciali, artigianato, cronache, usanze

Dopo una prima piccola casa disabitata da anni e praticamente senza storia, il primo edificio a destra ospitava la Scuola di Musica della Banda, trasferita poi in casa Bo all’inizio di via XX Settembre e successivamente nell’Asilo Infantile. Venne acquistata da Calino ‘d Ginisè, capomastro muratore e musicante che la ristrutturò ricavando, oltre all’abitazione, un negozio nel quale la moglie Michén-na trasferì la merceria dalla via Saracco. La merceria venne rilevata poi da Maria Satragni, moglie del lattoniere Giovanni De Silvestri, che la spostò in seguito al pian terreno del grande Palazzo.
Segue immediatamente quella che fu la Cà ‘d Bertoldo, pure lui lattoniere, con il negozio di ferramenta gestito soprattutto dalla moglie Giacinta (Giacinta ‘d Bertoldo), casa acquistata poi da Franco Bonzo che con Marisa vi gestì per anni il suo negozio di alimentari e panetteria. Passata la casa di Franco Gabutti, ecco uno dei due “ciclisti” (ripa-ratori naturalmente, non atleti…) del paese: Cêsco ‘d Travèt (Pavese, come tutti i “Travêt”).
All’angolo con la Piazza Nuova era situata l’ Osteria dei Passeggeri, «’Usteria ‘d Lésse” (Alessio) con la moglie Fiorentina le figlie Angiolina e Maria (madre dell’amico Geom. Ercole Tocco) e il figlio “Lessén”, successivamente autotrasportatore. L’osteria, completata dal Bar, grazie anche all’ottima cucina delle tre donne era uno dei punti fermi del paese, sia per il ristoro sia per il ritrovo e lo svago. Qui si affittavano le bocce per giocare sulla vicina piazza: chi perdeva pagava “I frê” l’affitto di 10 lire, oltre alla “consumazione” per entrambi. L’osteria si trasferì poi sulla piazza da Simunén e rilevata in seguito da “Miclén” Scaletta.
Riprendendo da sinistra, dopo il forno di Tumasén all’inizio di via Circonvallazione, l’attuale abitazione di Franco Giacchero ex portalet-tere, era l”Albergo-Osteria Sanremo” della zia “Maria ‘d el Viturén” Giacchero, ristorante con camere per gli ospiti e stallaggio sottostante,il preferito dai mercanti del Giovedì. Questo locale contava su una buona frequenza ed era anch’esso un punto di ritrovo. I “Viturén”, (conducenti veicoli tra i più disparati), erano così denominati in quanto famiglia dedita al trasporto, di quasi ogni genere.
Maria con il marito Giovanni Cellerino, oltre ad occuparsi del suo locale collegava il paese con la Stazione ferroviaria tramite un piccolo autobus con 10/15 posti “U Tago” (darei qualcosa per conoscere da che e da chi è nato questo nome…) guidato da Ettore autista dipen-dente, garantendo la presenza a tutte le fermate dei treni di passaggio alla stazione, molto numerosi allora. Il fratello Giuseppe “U Gian” era uno dei due tassisti del paese, con una Citroen nera anni 30 piuttosto grande e ricca di cromature, molto bella e accuratamente tirata a specchio dal preciso Giàn… (varrebbe un capitale ora). Questa vettura era principalmente “l’auto degli sposi”. L’altro fratello “Bagén” (Vincenzo) nel Vignale, era “carrettiere”.

Mi si perdoni a questo punto una “debolezza”, prima di chiudere sulla famiglia dei “Viturén”. Il primo dei tre figli di Bagén era Gino
“Gino ‘d Bagén”, prima carrettiere poi autotrasportatore: l’immagine della vita, per prestanza simpatia e generosità. Fisico possente, morì per un infarto appena compiuto i quarant’anni.
Memorabile l’esordio di Don Galletto – Arciprete della “Maddale-na”, oratore formidabile e grande manzoniano – in apertura dell’elogio funebre: ” Impossibile immaginare… come la natura… possa avere stroncato in un attimo… tanta gagliarda fierezza…

Riprendiamo. I tassisti, voce allora sconosciuta, erano denominati
“autisti” ed erano “U Giàn” e “Carlo ‘d Pedrôs”. Quest’ultimo discendeva dalla famiglia detentrice dell’osteria “a cà ‘d Pedrôs”
U Giàn e Carlo, ovviamente, raggiungevano qualsiasi località soprattutto se lontana, ma principalmente lavoravano e molto su Ales-sandria. L’allora nostro capoluogo di provincia è sempre stato mal servito per noi dalla ferrovia, e benché raggiunto tre volte la settimana dalla “corriera” con due corse giornaliere, le comunicazioni non sono state mai agevoli. Il servizio di corriera venne istituito da Cocito di Fontanile dagli anni ’30 fino all’arrivo dell”Alessandrina” poi “Arfea”
dopo il ’50, con doppia corsa giornaliera.

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